Mozione di sfiducia contro Fontana

Pubblicato da Patrizia Baffi il

Oggi è un giorno triste per la massima istituzione assembleare lombarda.

È triste perché, per la seconda volta in poco più di cento giorni, quest’aula si ritrova prigioniera di un inutile e “vecchio” gioco di ruolo, nel quale l’opposizione finge di ergersi a giudice della maggioranza di governo e della giunta regionale.

È un mero gioco delle parti – messo in campo peraltro in piena pandemia e quindi ancor più discutibile – quanto irresponsabile, che si dimostra mera perdita di tempo, in quanto l’opposizione non ha né i numeri né le “prove” per emettere oggi un verdetto di condanna.

I numeri non ci sono per evidenti ragioni di composizione dell’assemblea.

Ma non ci sono nemmeno le “prove” – uso questo termine rigorosamente con le virgolette – perché soltanto un’analisi attenta, ponderata, con dati e elementi completi, comparati e calati in un quadro di raffronto con altri Stati e aree simili per parametri demografici e socio economici, alla Lombardia,  potrebbe stabilire le responsabilità del Governo regionale, le corresponsabilità con il Governo centrale, e quindi addivenire alle responsabilità politiche di ciascuno.

E allora lo ricordo per l’ennesima volta: c’era una sede istituzionale e di garanzia per svolgere questa analisi, una sede votata da tutti e pronta ad entrare in funzione da ormai oltre tre mesi; tale sede era – e vorrei tanto poter dire “è ancora” – la Commissione d’Inchiesta regionale.

Una commissione d’indagine e di garanzia, chiamata ad un percorso serio e approfondito, che evitare e processi sommari e garantisse risposte ai cittadini lombardi, senza strumentalizzazioni di parte e in grado di emettere anche raccomandazioni operative in vista di una eventuale seconda ondata.

Registriamo invece, anche con la mozione di oggi, la seconda in pochi mesi, un disinteresse verso la commissione e un acceso desiderio, in piena pandemia e con una grave crisi socio economica alle porte, di fare processi quasi quotidiani gli uni contro gli altri.

Ricordiamoci che siamo in guerra contro il virus e non fra noi stessi, come più volte ha raccomandato il Presidente Mattarella.

Vorrei che apparisse chiaro il nesso, il fil rouge, che lega la mozione di oggi a quella presentata contro l’Assessore Gallera. Quest’ultima fu presentata proprio all’indomani dell’istituzione della Commissione d’Inchiesta e si tradusse in un autolesionistico incidente di percorso, che politicamente ha prodotto solo il rafforzamento dello stesso Gallera e l’indebolimento delle minoranze. Il vero paradosso fu che alla fine diversi consiglieri di opposizione fecero venire meno il loro sostegno a tale mozione nel segreto dell’urna, dopo che invece io fui sottoposta ad un vero e proprio linciaggio per aver dichiarato alla luce del sole che non l’avrei votata.

La mozione di oggi  rappresenta, invece, l’amara conferma che chi l’ha redatta non interessa il lavoro di approfondimento  che potrebbe svolgere la Commissione ma, al contrario, predilige il metodo d’assalto, finalizzato a sollecitare gli istinti forcaioli che hanno contribuito a generare in questi mesi un clima da anni di piombo. E a questo proposito, Presidente, credo che qualcuno le debba delle scuse. Alla faccia del senso di responsabilità.

Studiare il caso lombardo dentro un quadro pandemico globale

Ci farebbe dire che l’indice dei decessi per milione di abitanti, spesso utilizzato come prova inconfutabile delle supposte colpe, e tanto utilizzato per scatenare gli istinti forcaioli, vede territori come lo Stato di New York e la Comunità Autonoma della Catalogna stabilmente più in alto nella triste classifica della mortalità.

Ebbene, lo Stato di New York è governato da Andrew Cuomo, del partito Democratico, che ha avuto ad agosto l’onore di tenere un discorso a sostegno del candidato alla presidenza, Joe Biden, durante la convention democratica: non esattamente un modo per attribuire la responsabilità dei 32.000 morti a Cuomo, da parte dei vertici del partito Democratico americano, nonostante lo Stato di New York abbia un’autonomia in materia sanitaria ed emergenziale incomparabilmente superiore rispetto a quella della Regione Lombardia.

E quanto alla Catalogna, è di pochi giorni fa la decisione del premier spagnolo socialista Sanchez di affidare in esclusiva il potere di decidere i prossimi lockdown proprio ai presidenti regionali, quello catalano in primis, con tanto di automatico coinvolgimento delle forze armate: non esattamente un modo per sfiduciare il presidente della Catalogna, Quim Torra, nonostante i 12.000 morti che situano la regione iberica al secondo posto in Europa, dopo la Comunità di Madrid, per numero di decessi per milione di abitanti.

I confronti scomodi forse non piacciono o non interessano. Non Possiamo, giustamente, richiamare la maggioranza quando impropriamente esalta le capacità della Lombardia raffrontandola alle aree più fragili del Paese, e poi non applicare il medesimo principio di comparazione a parità di condizioni demografiche e socio economiche nell’analisi della pandemia.

Non possono interessare solo le polemiche sterili, comprese quelle, feroci, alimentate contro di me, nel tentativo di calpestare una persona, non di contestarne nel merito le legittime opinioni.

Io ho una visione opposta della politica e mi rifiuto di impegnare il mio mandato in azioni  inutili e irresponsabili.

Inutili perché non producono alcun effetto e irresponsabili perché  se ipoteticamente avessero  successo, avrebbero l’effetto paradossale di lasciare senza vertici amministrativi regionali la Lombardia, e di gettare quindi i suoi 10 milioni di abitanti, le sue aziende e le sue scuole, le sue lavoratrici e le famiglie, in una condizione di totale incertezza, proprio all’alba della difficile stagione fredda e della complicata ripartenza che ci accingiamo ad affrontare come comunità.

Io non faccio parte della maggioranza. Ma non mi sento nemmeno rappresentata da un’idea bacata di opposizione per cui il modo per dimostrare di farsi paladini dei cittadini e’ intraprendere queste azioni inutili. Non sto certo assolvendo la gestione lombarda e non sto dicendo che è andato tutto bene, ma i cittadini non hanno bisogno di questi atti illusori: hanno bisogno che noi impegniamo il nostro tempo per dare risposte concrete ai problemi veri.

Se vogliamo migliorare la risposta regionale all’emergenza abbiamo molteplici strumenti a disposizione ed è quello che tutti noi in minoranza stiamo facendo, tanto più in un contesto di emergenza straordinaria come quello attuale caratterizzato dallo stress sistemico generato dalla pandemia.

E se, come in occasione della mozione di sfiducia precedente e a proposito dell’opportunità di presentarla dopo l’istituzione della Commissione d’inchiesta, mi si dice che: “Una cosa è il percorso istituzionale e gli strumenti che questo definisce, altra cosa sono le azioni politiche”, io allora rispondo che non ci sto e che mi chiamo fuori. Responsabilità e azione politica devono viaggiare insieme. Ogni azione politica deve vederci impegnati nella responsabilità perché altrimenti siamo a dire che vi è uno sdoppiamento tra le azioni responsabili finalizzate al bene dei cittadini e in risposta ai loro bisogni, e le azioni politiche come questa, finalizzate al bene delle segreterie di partito.

Io ho scelto: continuerò a servire i cittadini e non le segreterie di partito. Non parteciperò al voto di questo atto.


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