Fanghi: sono stata inserita nel tavolo per gestire l’emergenza

Pubblicato da patriziabaffi il

“Finalmente il tavolo per gestire l’emergenza, non possiamo perdere altro tempo”

“Il tempo stringe, non possiamo permetterci di aspettare oltre: i cittadini lombardi rischiano di pagare maggiori costi di smaltimento dei fanghi da depurazione, se non verranno assunti provvedimenti urgenti da parte del Governo che continua a considerarla un’emergenza”.

A lanciare l’allarme è il consigliere regionale del PD Patrizia Baffi che oggi, insieme ai colleghi Antonella Forattini e Giuseppe Villani, è stata inserita ufficialmente nel tavolo istituito dalle commissioni Ambiente e Agricoltura per affrontare la situazione di emergenza che in Lombardia coinvolge i gestori degli impianti di depurazione, i quali, alla luce della sentenza del Tar, si trovano a non disporre di sbocchi immediati per il recupero e lo smaltimento dei fanghi.

“si ponga fine alla gestione in emergenza”

“Il nostro appello è stato finalmente accolto e la prima seduta sarà convocata per giovedì prossimo – fa sapere Baffi – si tratta di un tavolo permanente che dovrà elaborare, a breve termine, una soluzione per porre fine alla gestione in emergenza prevista dal decreto regionale con un limite di tre mesi e, a seguire, proposte di soluzioni strategiche di lungo periodo”.

il rischio è l’incremento dei costi fino a 40 milioni di euro”

“Abbiamo appreso giorni fa dalla stampa, dallo stesso presidente di Sal Antonio Redondi, che, nonostante l’emergenza, non saranno aumentate le tariffe – spiega il consigliere – ma se questo stato di cose dovesse perdurare, ci potrebbe essere un incremento dei costi di ritiro e smaltimento che, a livello regionale e su scala annuale, potrebbe variare dai 30 ai 40 milioni di euro”.

“Il primo intervento che auspichiamo nel più breve tempo possibile è l’approvazione da parte del Governo del decreto ministeriale di cui per ora è stato solo approvato il parere favorevole in Conferenza Stato-Regioni lo scorso primo agosto” conclude Baffi, ricordando che nello stesso decreto ministeriale il limite previsto per il parametro idrocarburi è ridotto del 50% rispetto al valore definito dalla delibera annullata dal TAR.


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