Codogno, a due anni da quel 21 febbraio: la luce della speranza è più forte della paura

Pubblicato da Patrizia Baffi il

Due anni fa iniziava proprio da Codogno un incubo che mai avremmo immaginato nemmeno nei sogni più angoscianti. Non possiamo dimenticare quei giorni terribili, quando tutto il mondo parlava di Codogno e del Lodigiano con terrore e inquietudine. Noi, disorientati e spaventati, non ci siamo mai arresi e, anzi, abbiamo rinnovato giorno dopo giorno l’orgoglio di essere Codognesi, l’amore per il nostro territorio. Per due anni abbiamo parlato di Covid, di contagi, di terapie. Per due anni abbiamo dovuto, purtroppo, subire la perdita di troppi cari. Oggi facciamo i conti con ciò che resta. Il virus può essere combattuto e – speriamo il prima possibile – vinto, ma alcuni fantasmi sono entrati dentro di noi e hanno costruito muri che ci dividono. Abbiamo paura, una paura che ci ha allontanati, che ha indebolito la forza delle relazioni e le fondamenta della Comunità. A volte proviamo a non pensarci, ma questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti, nella quale a pagare il prezzo più alto sono come sempre i più fragili. Pensiamo agli Ospiti delle strutture del comparto Sociosanitario e all’isolamento che hanno vissuto, assistiti da Operatori costretti ad un lavoro estremamente difficile. Con le distanze sociali che aumentano, gli anziani sono sempre più soli, così come i comportamenti sbagliati di alcuni giovani sono spesso grida d’allarme e disperate richieste di ascolto. Tutto questo è frutto di un clima in cui paura, timore e diffidenza rendono spesso il prossimo un pericolo da evitare invece di un’opportunità da vivere. Riconoscere di essere circondati da questo buio con cui conviviamo da due anni, è il miglior modo per ricercare la luce della speranza che ci faccia tornare alla normalità, operazione tutt’altro che scontata. Ecco, dopo anni di restrizioni, la libertà che torneremo ad avere nel momento in cui il virus ce lo permetterà dovrà essere un valore da custodire, da vivere come un dono prezioso e non banale. Deve essere una libertà alla quale accompagnare il dovere di tornare a coltivare i legami, l’impegno a osservare gli altri, ad aiutare chi rimane indietro. Per ricostruire è necessario dare qualcosa di più e lo dobbiamo fare tutti, a partire da chi rappresenta le Istituzioni, che oggi più che mai deve agire con attenzione e senso di responsabilità, mettendo davanti a ogni cosa e a qualsiasi personalismo il bene della Comunità. A due anni da quel maledetto 21 febbraio, torniamo a pensare insieme, a guardare al noi prima che all’io. Abbiamo dimostrato quanto possano essere forti i Codognesi e i Lodigiani: le sfide possono fare paura, ma la luce della speranza è più forte.

Codogno, 21 febbraio 2022

Categorie: Generale

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