Rifugiati ucraini con idonei requisiti potrebbero essere utili al comparto socio-sanitario in grave carenza di infermieri e operatori

Pubblicato da Patrizia Baffi il

Da una parte le difficoltà che stanno investendo RSA e RSD in merito ad una sempre più preoccupante carenza di personale, dall’altra persone in arrivo dall’Ucraina che potrebbero rappresentare risorse utili per il comparto socio-sanitario: le normative europee e nazionali promuovono l’accesso al lavoro dei rifugiati che, se in possesso di idonei requisiti, sarebbero un’opportunità per le strutture socio-sanitarie che ospitano anziani e disabili, per un settore in cui i già pochi studenti formati, oggi, vengono quasi completamente assorbiti dalle aziende ospedaliere.

Questa la proposta di Patrizia Baffi, Consigliere Regionale di Fratelli d’Italia, membro della Commissione Sanità di Regione Lombardia e da sempre impegnata per la tutela delle strutture socio-sanitarie sul territorio.

“L’idea nasce proprio dal costante confronto con gli Operatori di queste strutture – continua Patrizia Baffi –che continuano a sottolineare la carenza di personale infermieristico e da un quadro normativo in questo senso interessante. Con la richiesta di protezione temporanea europea prevista dalla Direttiva 2001/55 CE, attivata dall’Unione proprio il 4 marzo per far fronte all’emergenza Ucraina e all’arrivo degli sfollati, si acquisisce il diritto dell’accesso al lavoro. In base all’Ordinanza 872/2022 della Protezione Civile, con la richiesta del permesso di soggiorno legata alla protezione temporanea UE gli ucraini potranno lavorare anche in forma subordinata, con una deroga ai numeri indicati dal Decreto flussi che disciplina l’accesso al lavoro in Italia dei cittadini extracomunitari. Parliamo ovviamente di condizioni e requisiti professionali che vanno puntualmente verificati e che permetterebbero un impiego di queste persone in regime di protezione UE per il periodo di un anno, rinnovabile poi due volte per sei mesi. E parliamo di un’economia, quella Ucraina, con un elevato livello di scolarizzazione e formazione anche nel settore dell’assistenza socio-sanitaria”.

“Il Decreto legge 21/2022 – continua Patrizia Baffi -, in continuità con quanto avvenuto durante l’emergenza Covid, prevede inoltre deroghe al normale riconoscimento dei titoli professionali dei lavoratori extraeuropei anche per quanto riguarda gli operatori socio-sanitari. Nello specifico, dal 22 marzo 2022 al 4 marzo 2023 gli operatori che erano residenti in Ucraina prima del 24 febbraio e che hanno qualifica di rifugiati con Passaporto europeo possono essere assunti da strutture pubbliche e private con contratti a termine o con collaborazioni coordinate e continuative. Il Passaporto europeo delle qualifiche per i rifugiati è un documento che si ottiene con autocertificazione del percorso formativo e professionale, quindi con specifico colloquio con esperti del comparto universitario. Sono requisiti professionali che vanno ovviamente verificati in modo approfondito, per rispettare i nostri standard qualitativi nell’erogazione di servizio alla persona fragile”.

“Quanto al rispetto degli standard qualitativi minimi– conclude Patrizia Baffi –, con la raccomandazione 2022/554 del 5 aprile la Commissione Europea ha invitato gli stati membri a consentire che un operatore qualificato in un Paese terzo la cui formazione non soddisfi i requisiti minimi del Paese ospitante possa comunque lavorare da assistente sanitario”. 

Milano, 12 aprile 2022


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