La sfida della natalità attraverso una vera parità

Pubblicato da Patrizia Baffi il

Non c’è futuro senza nascite, perché le persone sono la prima ricchezza di un territorio. E la sfida della natalità si vince solo garantendo alle donne una vera e sostanziale parità. In un quadro di denatalità già crescente, la pandemia ha ulteriormente rallentato le nascite in Italia e in Lombardia. A marzo 2022, secondo il rapporto Istat presentato pochi giorni fa alla Camera dei Deputati, il calo delle nascite in Italia ha raggiunto il livello massimo, – addirittura 11,9% rispetto allo stesso mese del 2021 – e complessivamente negli ultimi anni in Lombardia il crollo della natalità si attesta al 30%. Nel 2019 si registravano 100.464 nuovi lombardi, nel 2020 72.560, 69.230 nel 2021. Numeri che descrivono un calo demografico che rappresenta un enorme problema di sostenibilità futura delle nostre Comunità.  

Lo ribadisco da donna, da mamma, da Consigliere Regionale: per invertire questa allarmante tendenza, è necessario prima di tutto garantire alle donne una vera parità nei percorsi di realizzazione professionale, una parità quindi sostanziale che vada ben oltre certi accorgimenti di facciata. Ricordo spesso come io abbia potuto dedicarmi davvero alla passione politica nel momento in cui i miei due figli sono cresciuti, perché prima mi sono trovata di fronte alla scelta che purtroppo mette in difficoltà tante donne: devi decidere, insomma, se realizzarti professionalmente o diventare mamma, perché fare entrambe le cose è insostenibile.  

Ecco, da questa scelta nascono enormi problemi e nascono sempre meno figli. È necessaria una profonda evoluzione culturale che interessi sia i percorsi formativi delle ragazze sia le scelte che talvolta ancora oggi si trovano costrette a dover fare. Ad oggi, per esempio, i numeri raccontano che una grande maggioranza delle ragazze sceglie percorsi formativi umanistici e questo non deve essere un orientamento limitante: dobbiamo uscire dalla logica per cui ci sono mestieri più adatti agli uomini, perché tante donne dimostrano il contrario, concretamente sul campo, tutti i giorni. È necessario un netto cambio di passo che ponga le donne in una condizione di parità effettiva che ancora, nonostante tante battaglie, non è stata raggiunta. 

In Commissione Attività produttive di Regione Lombardia, di cui sono membro, abbiamo provato ad affrontare il tema elaborando una Proposta di risoluzione “Misure di sostegno a favore della conciliazione famiglia/lavoro e della tutela della maternità nell’ambito della valorizzazione dell’indipendenza e dei diritti della Donna”, nella quale si delineano impegni e intenti che vanno nella direzione di un superamento netto delle barriere che oggi impongono a tante donne di dover scegliere tra il lavoro e i figli. Sono obiettivi non più rimandabili rispetto alla conciliazione famiglia/lavoro, a incentivi alle imprese per tutelare la maternità con azioni concrete come l’istituzione di asili nido aziendali e orari flessibili, alla tutela dell’identità femminile in un contesto in cui le donne devono avere le stesse opportunità professionali degli uomini. Questa è vera parità.  

In Francia, dopo una riduzione tra il 2015 e il 2020, nel 2021 le nascite sono state 3mila in più. In Germania, nel 2021 si è registrato un aumento del numero dei nati che non si vedeva dal 1997. Le statistiche dicono che nei Paesi in cui le donne sono messe davvero in condizione di realizzarsi professionalmente le nascite aumentano. Si può, insomma. Facciamolo, davvero.


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